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12
2014
Archiviato in: Comunicazioni
Di: Ufficio Stampa Pro Loco Bisceglie

A cura del Cineclub Canudo

petercampus14Il Cineclub Canudo, in collaborazione con Apulia Film Commission, organizza giovedì 13 novembre alle ore 20.30, presso il Cineporto di Bari (Fiera del Levante, Lungomare Starita 1) il quinto degli appuntamenti di Avvistamenti Workshops, condotto dall’artista americano Peter Campus, uno dei pionieri nella storia della video arte, tra i principali interpreti nel panorama mondiale contemporaneo, che alle 22.00 incontrerà il pubblico, intervistato da Bruno Di Marino, studioso dell’immagine in movimento.

L’attività artistica di Campus comprende installazioni con video camera a circuito chiuso (CCVC), video, fotografia, immagini digitali elaborate al computer. La sua opera video si distingue per il suo significato teorico e formale. Il video del 73 Three Tansitions è diventato uno dei classici del medium elettronico. In una straordinaria serie di opere video prodotte tra il 1971 e il 76, Campus traccia i parametri tecnici e simbolici del nuovo medium artistico, che da poco si stava affermando, come metafora dell’io. Questa rigorosa indagine sulla psicologia dell’individuo è stata intrapresa come esplorazione sistematica, fenomenologica, delle proprietà essenziali e dei canoni formali del video. Le prime opere di Campus sono sperimentazioni minimaliste di effetti come la dislocazione spaziale e la visione multipla. Tra il 1973 ed il 1976 ha realizzato una serie di lavori per il WGBH-TV di Boston, leader nella ricerca sul medium elettronico, che sono rimasti pilastri del genere. In questi brevi lavori l’artista Campus costruisce una serie ben precisa di azioni formali affinché il performer Campus possa eseguirle. Concentrandosi sul risultato di una singola azione o sull’effetto tecnico applicato alla figura umana o al volto – di solito visto in primo piano – essi rappresentano auto-analisi potentemente simboliche. Rapidi e ingegnosi nell’esecuzione, questi video sono in stretta risonanza sia sul piano psicologico che su quello filosofico.

Durante gli anni 70 Campus produce una serie di importanti installazioni video a circuito chiuso e video-proiezioni che sono collegate dal punto di vista tematico e formale alla sua produzione video. Nelle installazioni Interface (1972), mem (1975) e bys (1976) la posizione dello spettatore e la sua esperienza percettiva sono elementi essenziali. In un’analisi dell’io e della sua estensione fenomenologica nello spazio, il volto ed il corpo umano sono dislocati e spostati attraverso immagini riflesse e negative, inversioni, ombre e sdoppiamenti. La sua indagine dell’individuo lo ha portato a esplorare le proprietà intrinseche del video a circuito chiuso, soltanto per superarle, in un avanzamento radicale della forma artistica che annunciava il potenziale metaforico del video attraverso una articolazione completa dei suoi codici primari.

Successivamente Campus si dedica intensamente alla fotografia e alle elaborazioni di immagini digitali. Solo alla fine degli anni 90, dopo circa venti anni, torna a lavorare con il video.

Nei lavori più recenti «Campus sfida la nozione comune per cui il movimento in avanti della tecnologia è inevitabile. Un concetto incapsulato in un imperativo storico potrebbe far pensare che la pittura abbia ceduto la supremazia alla fotografia, che è stata a sua volta sostituita dal video, ciascuno producendo a sua volta un aumento del grado di realismo e di pertinenza al proprio momento storico. Pur non abbandonando la natura basata sul mezzo del suo tempo, anche se si è concentrato solo sulla fotografia dal 1979-1995, il paradigma di Campus è, prima di tutto, la pittura. Il suo rapporto personale con la costa orientale di Long Island, dove ha vissuto e lavorato per 16 anni, infonde e, in parte, motiva il suo lavoro attuale. Come numerosi pittori e fotografi americani, egli è attratto dalla vita di tutti i giorni, non dalla vita tempo libero dei luoghi marini.. Anche nei lavori in corso ci sono corrispondenze con il classicismo di Seurat, il cubismo analitico e l’astrazione post-cubista. Vengono in mente le tele luminose di colore, basate sulla realtà osservata, di Nicolas de Staël» (estratto da Brooklyn Rail, Robert Berlind, Maggio 2014).

Di Peter Campus saranno proiettati il 13 novembre, a partire dalle ore 20.30, alcuni dei suoi storici e pionieristici video degli anni 70, tra cui Three Transitions (1972) 4:53, Four Sided Tape (1976) 3:20, East Ended Tape (1976) 5:06, Third tape (1976) 5:06, seguiti da lavori appartenenti alla più recente produzione video dell’artista, a partire dagli anni 2000, in gran parte inedita in Italia, tra cui Death Threat (2000) 11:22, divide (2001) 3:39, edge of the ocean ( 2003) 2:31, under the bridge (2006) 3:24, lost days (2006) 4:04, still wind (2006) 3:39, in water (2007) 4:32, cable crossing (2007) 4:00, the blinds (2007) 3:30, the pale (2007) 3:05, the future of oil (2007) 3:32, just outside (2007) 4:03, without malice (2007) 4:03, agenesis (2007) 2:46, periphery (2007) 4:00.

Il progetto, curato da Daniela Di Niso e Antonio Musci, è realizzato nell’ambito della dodicesima edizione della mostra internazionale del video e del Cinema d’autore Avvistamenti, che nelle passate edizioni ha ospitato nomi di rilievo nel panorama artistico internazionale e che si caratterizza per la centralità della contaminazione tra video e cinema e per la scelta di autori che si caratterizzano per la sperimentazione e la ricerca di soluzioni estetiche e formali particolarmente innovative e per l’utilizzo pionieristico di strumenti e linguaggi legati alle nuove arti e tecnologie.

 

Cineclub canudo

info: 340.2215793 – 340.6131760 – info@avvistamenti.itwww.avvistamenti.it

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