Il Teatro dell’Elfo presenta “Alice Underground”

Teatro “Garibaldi” – Bisceglie – 11 gennaio 2014

Alice UndergroundComune di Bisceglie – Teatro Pubblico Pugliese
SISTEMA GARIBALDI il teatro e la città
stagione 2013 – 2014         ideazione e cura Carlo Bruni

Il prossimo 11 gennaio il Garibaldi di Bisceglie ospita il TEATRO DELL’ELFO che, fondato nel 1973 da Gabriele Salvatores, Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, ha appena compiuto quarant’anni. La scelta, intendendo festeggiare una delle compagnie più importanti e vivaci del panorama italiano, propone uno spettacolo sorprendente, destinato a tutti e a tutti rivolto per augurare un felice 2014.

11 gennaio 2014 ore 21,00 (porta 20,30)

TEATRO DELL’ELFO
ALICE UNDERGROUND
uno spettacolo scritto, diretto e illustrato da
Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
scene e costumi di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
direzione e arrangiamento delle canzoni Matteo de Mojana
con Elena Russo Arman [Alice], Ida Marinelli [lo spazio, il piccione, la duchessa, il ghiro, il due di cuori, la capra dammelo, la regina bianca], Ferdinando Bruni [il tempo, il bruco, il lacchè pesce, la cuoca, il gatto, il cappellaio matto, la regina rossa, il controllore, dimmelo, humpty dumpty, la voce dell’unicorno], Matteo de Mojana [il coniglio bianco, il lacchè rana, la lepre marzolina, il sette di cuori, l’uomo di carta, il cavaliere bianco, l’unicorno]
luci di Nando Frigerio
suono e programmazione video Giuseppe Marzoli

Le avventure di Alice sono state rivisitate da generazioni di artisti, filosofi, poeti, registi, ma da questi testi continuano a emergere una moltitudine – una “moltezza” o una “muchness” come dice il Cappellaio Matto – di possibili interpretazioni. Anche la messa in scena di  Bruni e Frongia, ripercorrendo le suggestioni di questo testo, si misura con questa realtà insensata, sospesa e sovvertita che Alice incontra nel suo sogno. Con tutti i mezzi che offrono l’artigianato della scena e la tecnologia dei video, usati come una moderna e fantasmagorica lanterna magica. Una sorta di cartoon teatrale anima un grande fondale dal quale emergono gli attori in carne e ossa. Più di trecento disegni, dipinti ad acquerello con pazienza certosina per giocare con un teatro “fatto a mano” che aiuta a ritrovare la dimensione dell’infanzia, dov’è possibile giocare con il Tempo e lo Spazio, contestare il senso delle parole, inscenare assurdi indovinelli, mettere in dubbio le nostre certezze.
Rumori, sillabe, suoni, rime baciate, poesie e canzoni, tutto comporrà un tessuto musicale e canoro da cui sarete catturati, perché, come suggerisce la Duchessa delle Avventure di Alice: “Chi semina suoni raccoglie senso”.
Perché “underground”? Perché il titolo della prima stesura del capolavoro di Carroll (scritta e illustrata a mano dall’autore per la piccola Alice Liddell) era proprio Alice underground; e per sottolineare ancora che si tratta di un viaggio sottoterra, nei territori misteriosi del sogno e dell’inconscio, alle radici dell’individuo e della collettività.
Lo spettacolo, come il romanzo, si rivolge a tutti, grandi, piccoli e soprattutto al bambino che è dentro di noi, per ripensare l’infanzia come un periodo archeologico, sempre presente in qualche strato parallelo della nostra coscienza.
Info 080.3957803 o scrivendo a sistemagaribaldi@gmail.com. Botteghino aperto dal martedì al sabato, dalle 18,00 alle 20,00.
Vendita on-line sul sito www.teatropubblicopugliese.it/bisceglie.

SISTEMA GARIBALDI stagione 2013 2014
11 gennaio 2014 ore 21,00 Teatro dell’Elfo
ALICE UNDERGROUND

rassegna stampa

Quelli dell’Elfo Maurizio Porro – per il Corriere della Sera (15 novembre 2013)
IL TEATRO FONDATO NEL 1973 DA SALVATORES, BRUNI E DE CAPITANI COMPIE 40 ANNI: UN LIBRO NE RIPERCORRE LE TAPPE FONDAMENTALI
Dal palco di via Menotti a corso Buenos Aires nel segno di una scena giovane e anticonformista Bella compagnia. Di qui sono passati la Melato, uno sconosciuto Toni Servillo, Bisio, Paolo Rossi, Silvio Orlando.
La prima volta fu nel marzo ‘73 quando gli Elfi (folletti ereditati dal «Sogno» scespiriano e poi rimasti ospiti fissi) presentarono «Zumbì» nell’Auditorium Lepetit con la regia di Gabriele Salvatores. Incominciò allora la storia 40ennale del Teatro dell’Elfo che nel ‘79 s’accomodò nella platea dell’ X Cine di via Ciro Menotti dove restò per 30 anni conquistando un pubblico nuovo e giovane, modificando di continuo la logica degli spazi per trasferirsi dal 6 marzo 2010 al Puccini in Buenos Aires, multisala che ha vitalizzato la zona, come accade con le sale del Parenti in Pier Lombardo. Ora i 40 anni di questo gruppo evergreen che riesce a mettersi quasi medianicamente in rapporto coi problemi del reale, sono analizzati e documentati in un informatissimo e appassionato libro scritto da Alberto Bentoglio (che all’Università Statale dedica il corso di quest’anno all’Elfo), Alessia Rondelli e Silvia Tisano e pubblicato da Mimesis con prefazione del sindaco Pisapia che al Puccini fece la campagna elettorale. La presentazione del volume, che ha come sottotitolo «40 anni di teatro d’arte contemporanea», inseguendo il primo slogan del Piccolo Teatro, avverrà martedì alle 16.30 nella sala Napoleonica di via Sant’Antonio 11, presenti gli autori, Paolo Inghilleri (direttore dipartimento di beni culturali e ambientali), il critico Renato Palazzi e Lella Costa. E ci saranno gli Elfi di ieri e di oggi, quelli che da Cooperativa (‘75) si sono poi trasformati e allargati in impresa sociale. Un elenco di nomi che sarebbe senza fine: i primi soci furono Salvatores, Bruni, De Capitani (arrivato un «attimino» dopo), la Crippa e la Marinelli, Toracca e la Agustoni, oltre a Fiorenzo Grassi che ha seguito il gruppo da quando si fuse col Porta Romana e nacque Teatridithalia. Su quei palchi recitano la Melato (amica storica e rimpianta), lo sconosciuto Toni Servillo, la Morlacchi, Orsini, Paolo Poli e molti giovani che sarebbero diventati famosi: da Bisio a Catania, da Alberti a Barbareschi, da Paolo Rossi a Bini, da Silvio Orlando a Bebo Storti a Cederna. Ma ancora oggi il clan si allarga e scopre sempre nuovi talenti di famiglia: Elena Russo Arman, Paolo Pierobon, Alejandro Bruni Ocana, Christian Giammarini, il regista Francesco Frongia e Angelo di Genio sono gli ultimi nomi. Dice quest’ultimo, capoclasse degli strepitosi «History boys» premiati, applauditi ovunque da anni: «Elio e Ferdinando sono straordinari perché mescolano qualità e personalità assai diverse ma complementari e dirigono a quattro mani spettacoli anche per questo memorabili». Come quello di Bennett ‘ Milano il 31 dicembre avrà l’ultima recita ‘ e il grandioso requiem di «Angels in America». Non a caso le sale oggi sono intestate a tre numi tutelari: William nel senso di Shakespeare, Rainer Werner nel senso di Fassbinder frequentato da sempre, Pina nel senso di Bausch, spazio minuscolo dove cresce la drammaturgia giovane un po’ transgender, che mescola i generi. Questi Elfi che non invecchiano ma sanno che ogni anno qualcuno compie 18 anni e scoprirà il teatro, hanno un rapporto speciale con i problemi civili del quotidiano (parlarono dell’adozione di coppie gay 12 anni fa in «Bagaglio a mano» di Ravenhill, con Berkoff uno degli scrittori inglesi di riferimento) seguendo la costanza competente di un cammino che comprende la legge della Memoria («L’Istruttoria» di Weiss), la cultura visuale («Rosso» piccolo capolavoro a due), rende attuali i classici dalla Bottega del caffè goldonian-fassbinderiana all’«Amleto» al «Commesso viaggiatore» presto di nuovo in scena, da Testori a Fo campioni di lingua; rendono classiche le novità fin dalla prima indimenticabile regia di De Capitani «Nemico di classe», choc per chi non aveva mai assistito a pestaggi a mani nude a scena centrale. Con le provocazioni necessarie, mettendosi in discussione, ospitando le nudità della compagnia Ricci Forte e trattando temi scomodi come l’antisemitismo e il lavaggio del cervello dei mass media («Shopping ‘n fucking»). Nell’attenzione a un oggi non solo di calendario gli Elfi fanno del teatro e della cultura un unicum in cui trovano spazio la società, la psicanalisi (riabilitazione del grande Tennessee Williams), eroine vecchie e nuove, Lola, Medea e Alice come una graphic novel, mentre la Russo Arman ci regala un vero incantesimo nel nome di Emily Dickinson. A loro e a noi piace molto quello che diceva Bergman e disse anche Strehler: «Il teatro dovrebbe essere solo un incontro tra esseri umani. Tutto il resto serve solo a confondere».

CORRIERE DELLA SERA
ATTORI E DISEGNI ANIMATI, ILLUSIONE IN SCENA. ALICE UNDERGROUND SPETTACOLO COLORATO E INQUIETO CHE TRAE SPUNTO DA CARROLL
di Magda Poli, Milano

È uno spettacolo di lussureggiante inventiva, colorato, accattivante, fantasioso, raffinato, è una Alice nel paese delle meraviglie d’artista, quella che unisce in un magico gioco di interazione attori e disegni animati e permette alla fantasia di volare. È Alice underground, il titolo è quello della prima versione del capolavoro di Lewis Carroll, di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia registi e soprattutto autori.
Bruni ha disegnato Alice e il suo mondo in molti acquerelli. Frongia li ha poi trasferiti sul computer dando vita a una vivace proiezione continua sulle tre pareti bianche che delimitano lo spazio scenico, munite di alcuni buchi e sportelli in modo che gli attori, sporgendosi con un arto o con la sola testa, vengono catturati dalle immagini proiettate e «diventano» giganteschi, oppure piccolissimi. L’illusione è perfetta. Così tra scenografie di un immaginario colorato e inquieto, foreste con gli alberi a righe, teiere che piovono come gocce, onirici panorami di torte, Alice, la bravissima Elena Russo Arman, è una sognatrice caparbia, dalla logica non scontata. Ida Marinelli, Matteo De Mojana e lo stesso Bruni, molto bravi nei loro bizzarri costumi con le voci contraffatte dall’uso di microfoni, passano da un personaggio all’altro, dalla Regina Bianca al Cappellaio Matto, dal Bruco a Humpty Dumpty, dal Coniglio Bianco alla Lepre Marzolina, e altri. I disegni animati sono la vera cifra espressiva di questo spettacolo, sono i mattoni con i quali è stato abilmente costruito, lo ritmano sapientemente, creando scenografie di un immaginario infantile sì, ma giustamente con qualcosa di troppo, quel troppo che è la misura nascosta dell’inquietante, di quel che di torbido e profondo questo testo nasconde in sé, caposaldo della fantasia in grado di sovvertire ogni logica e ogni ordine prestabilito.

LA REPUBBLICA
UNA DIVERTENTE E VISIONARIA ALICE TRA VERITÀ E DISEGNI ANIMATI
di Simona Spaventa, Milano

È un’Alice psichedelica e visionaria quella che Ferdinando Bruni e Francesco Frongia mettono in scena nel loro Alice underground, in una sorprendente rilettura del capolavoro di Lewis Carroll. Essenza dello spettacolo sono i bellissimi acquerelli dipinti da Bruni e trasformati da Frongia in disegni animati: una scenografia che “inghiotte” gli attori, che sbucano con teste e braccia da oblò e finestre di una scatola-schermo, con interazione e sovrapposizione perfetta – e straniante – tra corpi e visioni. Così, l’Alice acuta e piena di carattere di Elena Russo Arman può crescere e rimpicciolire a dismisura, si lancia in folli corse da ferma in boschi surreali dove gli alberi hanno occhi e scarpe, compaiono biscotti, funghi, teiere, porte chiuse e chiavi irraggiungibili, gli esterni dei palazzi si mutano in interni di cucine fumanti. Il risultato è leggero, e insieme dà le vertigini, e immerge lo spettatore in un mondo capovolto di sottile inquietudine.

LA STAMPA
QUESTA “ALICE” SEMBRA PROPRIO UN CARTOON
All’Elfo la favola di Carroll riletta da Bruni
di Maria Giulia Minetti, Milano

Il programma che accompagna questa «Alice Underground», con in copertina qualcuno dei deliziosi disegni preparatori dello spettacolo schizzati da Ferdinando Bruni, insiste molto sui significati dell’opera di Lewis Carroll – scardinamento della logica, sovversione pedagogica, esplorazione psicoanalitica ecc. – e sull’influsso che ha avuto su letteratura, cinema, musica, arti visive ecc. ecc., ma in fondo non ce ne importa niente.
Un po’ perché di «Alice» ci hanno già detto e ridetto in tanti; un po’ perché quando uno va a vedere un’«Alice» la cosa che più gli sta a cuore è la rappresentazione, proprio la «visione», l’interpretazione del sogno. Interpretazione del sogno non in senso freudiano, però, ma in senso teatrale: come verrà messa in scena l’avventura nel Paese delle Meraviglie? Come ci verranno mostrate le cose e le persone del Mondo oltre lo Specchio, regione fluttuante, metamorfica, contraddittoria, paradossale, abitata da individui irritanti e sconcertanti?
E, soprattutto, sarà davvero un viaggio meraviglioso o sotto sotto finiremo con l’annoiarci, perché vedremo più o meno quello che ci aspettavamo di vedere? Ebbene, la risposta, nel caso di questo spettacolo, è: no, no, niente paura, sarà davvero un viaggio meraviglioso. Divertente, sorprendente, esilarante. Un’ora e mezzo di puro piacere visivo, di sorpresa continua, di suspence reiterata. Non solo: il mondo disegnato da Ferdinando Bruni, animato da Francesco Frongia (che l’ha trasformato in un vero e proprio cartone animato) e interpretato da una perfetta – perfettissima! – Elena Russo Arman nella parte di Alice e dal formidabile trio Bruni, Ida Marinelli, Matteo De Mojana in tutti gli altri ruoli, è un mondo magicamente «sovrapposto» come non l’avete mai visto a teatro. L’adattamento dal testo originale del solito Bruni è ottimo e fa ridere molto; anche gli attori si divertono un sacco. Alla fine, battimani scroscianti.