Cattedrale

Secondo tradizione, il più eminente monumento biscegliese fu fondato nel 1073, come attestava un cartiglio in stucco, tardo e tuttavia attendibile. Infatti tale data ben si inquadra nel periodo storico che assisté, in quegli anni, alla genesi concomitante della civitas di Bisceglie (Vigiliae), dell’episcopato e, ovviamente, dell’episcopio, cioè della Chiesa Cattedrale, sede del vescovo. Primo vescovo fu Giovanni, presente e firmatario all’inaugurazione dell’abbazia benedettina di Montecassino, nel 1071. Secondo vescovo fu Dumnello, che tale si dichiara in un documento del 1074.

L’edificio che oggi si presenta ai nostri occhi è il risultato, complesso, del passaggio del monumento attraverso il tempo: una più modesta costruzione iniziale fu presto ampliata, innestando nella zona presbiteriale – transetto monoabsidato con paramento esterno rettilineo affiancato da due torri – un corpo longitudinale a tre navate e matronei, concluso da una facciata a cuspide, in cui si apre uno dei più superbi portali del romanico pugliese, che narra la storia della Salvezza, pianificata nella Genesi e compiuta da Cristo con la Trasmissione della Legge, tramite gli apostoli Pietro e Paolo, a redenzione dell’universo intero.

L’esigenza dell’ampliamento si impose nel 1167 a seguito del rinvenimento delle reliquie dei Santi Martiri Mauro, Sergio e Pantaleone, traslati dal vescovo Amando nella cripta della Cattedrale, che diventa cosi polo d’attrazione su una delle vie di transito più battute della Puglia, la complanare costiera dell’Appia Traiana.

Rimasta a lungo sostanzialmente immutata, la chiesa subì, dalla fine del Settecento una profonda trasformazione in forme barocche che ne alterò la fisionomia originaria. Una più recente ventata, questa volta antibarocca ha portato, negli anni Settanta del secolo scorso, al recupero della chiesa romanica, o meglio delle sue superstiti linee romaniche, lasciando come segnali del tempo percorso alcuni elementi: il settecentesco altare marmoreo di scuola napoletana, il magnifico coro ligneo acquisito dall’abbazia andriese di Santa Maria dei Miracoli, i sostegni e la balaustra della cripta col più tardo altare dei Santi Martiri e, all’esterno, la cappella di San Cristoforo, l’edizione cinquecentesca del portale laterale, il palazzetto porticato del Capitolo (nuova sacrestia), la terminazione della torre campanaria di sud-est, tutti ormai caratterizzanti la fiancata meridionale della chiesa.

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