Itinerari » Dolmen

Dolmen

I dolmen sorgono a breve distanza l’uno dall’altro, al massimo 1 o 2 km in linea d’area, lungo il percorso di Lama Santa Croce. Attualmente se ne contano quattro, benché in passato fossero più numerosi. Si tratta di imponenti strutture funerarie megalitiche. In particolare, i dolmen biscegliesi, così come il dolmen di Giovinazzo e alcuni dolmen del tarantino e del brindisino, rientrano nella tipologia delle tombe dolmeniche a galleria e a corridoio entro tumulo ellittico e come tali sono databili al Bronzo Medio (XVI – XIV sec. a.C.). L’ipotesi più accreditata è che si tratti di sepolture di prestigio legate a famiglie eminenti e rilevanti all’interno del gruppo.

I Dolmen presenti nell’agro biscegliese sono quattro, ma in passato erano più numerosi:

  • Dolmen “La Chianca”
  • Dolmen “Albarosa”
  • Dolmen “Frisari”
  • Dolmen “dei Paladini”

Il nostro itinerario prevede una piccola tappa solo ai Dolmen “Frisari” e “La Chianca” ma ai ciclisti più esperti ed appassionarti non togliamo il gusto di visitare anche gli altri magari con l’aiuto di una guida turistica che li aiuti a districarsi nelle stradine di campagna del nostro agro.

Dolmen Frisari

Fu oggetto di sommaria indagine da parte del Gervasio, nel 1909, all’epoca delle esplorazioni di altri due monumenti. Già allora si presentava semidistrutto a causa del tempo ma anche della mano dell’uomo. Era privo di copertura, definito da tre lastroni appena affioranti, con apertura rivolta ad Est. Nel 1990, da parte della Soprintendenza Archeologica della Puglia, si è intrapreso un progetto di recupero del dolmen Frisari. In quell’occasione fu messa in luce la parte residua della struttura che in origine doveva essere inglobata in un tumulo di pietrame sciolto.
Esso è inserito in una sorta di basolato a lastroni più regolari, che poggiano sulla piattaforma calcarea di base. Il tumulo era a pianta ellittica, con uno sviluppo di circa 8 metri di larghezza in senso Nord-Sud. All’interno del tumulo si apre una cella larga m 2 e lunga m 3. Due grandi lastroni squadrati, riversi all’interno della galleria, ne facevano sicuramente parte in origine, ipotizzando quindi uno sviluppo per complessivi 4 metri. All’interno della cella è stato recuperato parte di un cranio appartenente ad un individuo adulto e alcuni resti ossei umani non in connessione, insieme ad uno strumento in osso a doppia punta, forse un amo. Nella galleria furono rinvenute, inoltre, una ciotola ed una tazza di piccole dimensioni.

Dolmen La Chianca

Tra i più importanti d’Europa per dimensioni e bellezza di linee, il dolmen della Chianca presenta un ottimo stato di conservazione. Fu scoperto il 6 agosto 1909 da Mosso e Samarelli, che vi condussero anche i primi scavi. Successivamente Gervasio approfondì le indagini nel corso del 1910. I reperti rinvenuti furono acquisiti dal Museo Archeologico di Bari, ove sono tuttora esposti.
Appartenente alla tipologia della tomba a corridoio largo, si compone di cella sepolcrale e di corridoio di accesso. La cella – alta m 1,80 – è formata da tre grandi lastroni verticali su cui poggia il lastrone di copertura che misura m 2,40 x 3,80. Tutto il materiale litico impiegato è in calcare, che, stratificato ed estraibile in lastre, proviene dal territorio circostante. Il corridoio – lungo m 7,50 – è formato da lastroni piatti, infissi verticalmente nel terreno, di altezza notevolmente inferiore rispetto a quelli della cella. Pertanto, la lunghezza totale del dolmen è poco meno di m 10 ed ha l’ingresso rivolto ad Est. Il Gervasio, scavando anche attorno al monumento, intercettò un muro a secco largo due metri, che scendeva per 40 cm nel terreno fino alla roccia. Tale muro, che si interrompeva solo sul lato orientale, vale a dire in corrispondenza dell’apertura, costituiva la base per l’enorme tumulo di pietre che ricopriva interamente il dolmen. Gli scavi effettuati nella cella e nel dromos hanno restituito numerosi resti ossei umani attribuibili ad una decina di individui, ed un ricco corredo funerario costituito da vasi di ceramica ad impasto, alcuni vaghi e pendagli di collana, una fusaiola e frammenti di lama di ossidiana e di selce, una falera in bronzo. Quasi al centro del dromos furono rinvenuti i resti di un focolare circolare, di una decina di centimetri di spessore e con una quindicina di stratificazioni, formato da cenere fine e ben battuta, mescolata a pezzi di carbone con ossa combuste di animali. Tale focolare era stato acceso diverse volte a scopo rituale, in occasione dei vari momenti di deposizione.
In base ai dati di scavo è da ritenere che ci siano due livelli e quindi due distinti momenti di deposizione: uno più antico, relativo ai livelli inferiori, attribuibile al Protoappenninico, e l’altro ad una fase non molto avanzata dell’Appenninico. Ciò vuol dire che la tomba fu utilizzata a lungo per diverse generazioni.
Nell’ambito delle sepolture dolmeniche pugliesi, gli oggetti rinvenuti costituiscono il corredo più ricco, benché la struttura sia stata depredata e sconvolta in antico: sarebbe da imputare a saccheggi, infatti, la mancanza di bronzi nella cella. In conclusione, il dolmen della Chianca costituisce un unicum, non soltanto per l’eccezionale stato di conservazione, ma anche per la consistenza numerica dei reperti, non comparabili con oggetti simili di altri dolmen del territorio barese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *