La città Aragonese (Cinta murarie erette a partire dal 1487)

Nel 1453 i Turchi conquistano Costantinopoli sperimentando per la prima volta l’uso della polvere da sparo e quindi delle artiglierie da fuoco. Iniziano così ad esercitare nel bacino Mediterraneo una forte pressione, che ben presto raggiungerà le coste adriatiche. Dopo la presa della città di Otranto nel 1480, la Puglia diviene nuovamente teatro di guerra, e si dota  di nuove strutture difensive capaci di sopportare la grande potenza d’urto delle armi da fuoco.

Nasce l’esigenza di studiare peculiari tecniche costruttive, per poter resistere alla potenza dei nuovi “proiettili”, infatti, le vecchie caditoie diventano inutili, le alte cortine e le torri diventano un facile bersaglio, oltre che uno strumento di morte in caso di crollo. Nel 1487 il Duca di Calabria Alfonso II di Aragona, sovrintende personalmente ai lavori e forse predispone i piani per il rifacimento delle mura.

La nuova cinta muraria viene realizzata con pareti inclinate, basse e spesse, terrapienate fino all’altezza del cordone. Gli angoli sono rafforzati da torrioni, anch’essi scarpati e terrapienati, atti ad alloggiare le bocche da fuoco ed a sostenere le spinte delle cortine. La necessità di spostare i cannoni da un punto all’altro della cinta porta a realizzare una strada sopramurale, che contribuisce ad aumentare lo spessore delle mura. La nuova cinta muraria continua a sfruttare le difese naturali del territorio, attestandosi lungo i bordi delle due lame naturali, a est e a ovest, incorporando il borgo marinaro al nord, mentre si realizza a sud una Spianata, utile per lasciare gli avversari allo scoperto. Si aprono due porte cittadine: una detta di Zappino o di Terra, munita di uno o forse due torrioni semi-circolari, l’altra di Mare opposta alla prima. Intanto, continua ad esistere la piccola porta del Soccorso, fra il Castello e la Torre Maestra e nei restanti tre angoli si innalzano i torrioni circolari. Nel complesso, il circuito murario cerca di seguire un andamento pentagonale, innestando quattro torrioni su altrettanti angoli, mentre sul quinto insiste la struttura castrense ora inglobata. Il tutto secondo i canoni costruttivi rinascimentali basati su figure regolari dai lati il più possibile rettilinei.

Torrioni:

I quattro torrioni, indicati in senso orario, si chiamarono:
  • della Porta, sorto in prossimità della porta Zappino, con forma semicircolare, oggi non visibile poiché probabilmente abbattuto nel 1854 durante i lavori di ampliamento di S. Croce;
  • dell’Abisso, detto di Sciorscio, poi di Schinosa, dal nome della famiglia proprietaria del sovrastante palazzo; posto all’angolo sud-ovest e tutt’oggi visibile, realizzato nel 1490;
  • del Brazulo, ha contemplato nomi diversi quali S.Angelo, dei Santi, di Barbarossa, del Trufolillo. Posto in posizione nord-ovest conserva ancora l’iscrizione del magister che lo realizzò nel 1492;
  • di S.Martino, posizionato a nord-est, realizzato nel 1492 è stato interrato in epoca recente e ne resta solo una testimonianza fotografica.

La città Barocca, il periodo Spagnolo (bastionatura realizzata intorno al 1545 e 1569)

Gli scontri scoppiati in tutta la penisola tra i Francesi e gli Spagnoli, si concludono nel sud Italia con la battaglia di Garigliano e di Cerignola nel 1503. Così con il trattato di Blois del 1504 ha inizio il lungo predominio spagnolo-asburgico, presieduto a Napoli dai vicerè.

A seguito di numerose ispezioni vicereali, volte a verificare l’efficienza difensiva delle strutture di fortificazione cittadina, si decide di apportare delle modifiche alla cinta muraria aragonese. La nuova fisionomia della murazione cittadina si evolve verso la tipologia della fortificazione bastionata. Nel 1541  erano già completati i due bastioni mediani a est ed a ovest della città, detti di S. Gennaro e di S. Paolo. Nel 1545 porta Zappino e il relativo torrione sono ulteriormente fortificati con la costruzione di un bastione a martello. Nel 1565 iniziano i lavori di completamento del bastione di S. Martino, a nord-ovest della cinta a cura dell’ing. Giovanni Tommaso Scala.

Dagli Austriaci ai Borboni passando attraverso il decennio francese (dal 1734 al 1860)

Nella seconda metà del ‘700, gli spazi del centro antico, che conservava ancora intatte le sue mura, diventano insufficienti a contenere tutta la popolazione cittadina, ormai giunta a circa 11.000 anime. La città, fulcro della vita quotidiana, è troppo congestionata così inevitabilmente, la cinta muraria finisce per “esplodere”. Infatti si susseguono in questo periodo numerosi progetti per la costruzione di nuove porte. La prima è nota come Porta Nuova, che sorta tra il palazzo Curtopassi e la Torre Maestra, crolla in una notte. In seguito si decide di creare un grande largo, sistemando anche la prospiciente via del Maccaronaro (attuale via D. Alighieri). Un’altra porta, detta di S. Rocco, viene aperta all’angolo nord-ovest. La  porta di Mare non viene ampliata ma ricostruita in adiacenza nel 1900. L’originario andamento a denti di sega del muro aragonese, nell’angolo N-O si conserva fino al 1891, anno in cui si eseguono i lavori del progetto comunale di allineamento. La complessa porta Zappino, ormai pericolante, viene abbattuta e ne segue l’ampliamento del Monastero di S. Croce e la costruzione del Teatro Garibaldi; infine niente ci è giunto dell’imponente bastione del Castello, di cui possiamo scorgere soltanto la forma, lungo gli edifici sorti sui resti basamentali del baluardo.

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