La zona Pantano-Ripalta

Per chi ama il mare e gli itinerari paesaggistici, è consigliata una visita alla zona di Pantano-Ripalta, lungo la costa di levante. Non è possibile raggiungere a piedi la località, che dista dal centro storico circa 2,5 Km. Percorrendo Via Fragata, si imbocca dopo circa 2 Km, Via Pantano.

Lungo la fascia costiera si ammirano le “cale”, piccole insenature che sono il risultato erosivo delle lame, corsi d’acqua terminanti al mare, con ricco deposito di argille rosse e limo sabbioso. Le principali sono Cala Rossa e Cala Pantano alternate da alcuni promontori protesi verso il mare quali La Testa e Ripalta. Attualmente Cala Pantano è sfruttata come piccolo porticciolo.

Il litorale è ricco di grotte marine che furono abitate da genti neolitiche e dell’età del bronzo, come attestato dai materiali ritrovati dal Majellaro e dal Prelorenzo nelle Grotte dello Zembro, dei Briganti e di Ripalta quest’ultime con un altezza massima di 9,4 m s.l.d.m. L’idrografia sotterranea è ricca di profonde falde carsiche e freatiche, accessibili mediante pozzi. In questa zona si assiste al fenomeno naturale della formazione delle stupende spiagge a ciottoli. Infatti quando le cavità diventano grotte, per l’azione erosive del mare si assiste al collasso delle stesse: i massi prodotti dal crollo sono lavorati dalle onde che li riducono in ciottoli bianchi e calcarei e che conferiscono un aspetto particolare ai nostri lidi.

Per chi ama la natura e le lunghe passeggiate in bicicletta, consigliamo una visita all’agro. Qui sono visibili strutture tipiche dell’architettura rurale: pagliai, casine, trulli a base circolare o rettangolare, caratterizzati da un unico ambiente. Sin dai primi decenni del ‘900 esse costituivano le abitazioni dei contadini; la loro origine risale ad epoca preistorica. Di queste strutture oggi sono visibili ruderi avvolti da una fitta vegetazione, mentre i territori circostanti sono caratterizzati da colture di piante legnose in primis gli ulivi, a cui sia aggiungono mandorli, ciliegi, ficheti e vigneti. Altro esempio di architettura rurale sono i muretti a secco, realizzati in pietra locale; i primi esempi risalgono all’epoca bizantina. Essi servivano per perimetrale le superfici destinate all’allevamento, proteggere i campi coltivati da animali vaganti o dalla brezza marina. Ultimo elemento caratteristico dell’architettura rurale sono le edicole votive costruite dai contadini per custodire icone sacre che avrebbero dovuto ingraziare le divinità protettrici dei campi e del raccolto.

La leggenda del mostro del Pantano

La leggenda del “mostro del Pantano” è nata un pomeriggio di qualche decennio fa: un giovane, recatosi in zona Pantano per rintracciare un suo congiunto, si vide davanti all’improvviso un enorme uccello appollaiato sulla spiaggia. Spaventato, si precipitò in paese dove raccontò a tutti d’avere visto sulla spiaggia un mostro alato. La notizia si diffuse rapidamente ed i più curiosi accorsero al Pantano per vedere il mostro, ma rincasarono delusi poiché si era persa ogni traccia dello stesso.

Foto “Mostro del Pantano” del Gruppo Attivo WWF Bisceglie

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