Chiesa di Sant’Adoeno

La chiesa romanica che sorge nei pressi delle antiche mura cittadine, nella zona compresa tra via Ottavio Tupputi e Largo Tre Archi, nasce il 21 gennaio 1074, come dimostra un ufficiale attestato di fondazione. Il nome del santo dedicatario, mai peraltro divenuto comune tra i cittadini biscegliesi, rinvia alla presenza normanna sul territorio essendo Adoeno il nome italianizzato del protettore di quella stirpe (Saint-Ouen). L’edificio, a tre navate, si caratterizza per la presenza in facciata di 6 sculture realizzate presumibilmente nel XII secolo: 4 di queste rappresentano le figure del Tetramorfo (uomo, aquila, toro, leone), simboli dei 4 Vangeli; le altre 2, un leone e una leonessa, quest’ultima nell’atto di partorire, rinviano a credenze medievali e simboleggiano la Resurrezione di Gesù Cristo. A destra risulta ben visibile il sepolcro “a edicola” del notabile Bartolomeo. L’abside, oggi non più esistente per le modifiche realizzate internamente in epoca barocca, era comunque nascosta esternamente da un muro rettilineo, aspetto architettonico che troverà codificazione ufficiale con l’erezione, a partire dal 1087, della Basilica di S. Nicola di Bari.

Il fonte battesimale

Entrando in chiesa e volgendo lo sguardo a destra è possibile osservare l’unico elemento romanico che all’interno è sopravvissuto alle trasformazioni barocche: uno stupendo fonte battesimale, databile all’XI secolo, epoca di fondazione della chiesa, il quale si caratterizza per una ricca decorazione che distingue fortemente questo pezzo da altri presenti in diverse città della regione. Esternamente alla coppa emisferica destinata a raccogliere l’acqua benedetta sono scolpite ad altorilievo 6 figure. Il Cristo benedicente è ben visibile, nella tipica iconografia con barba e capelli lunghi e con in mano il Libro aperto della Parola Rivelata. Accanto a lui, un uomo con la stola diaconale indosso in virtù del suo abbigliamento, si rivela essere un messaggero o meglio il precursore di Cristo: San Giovanni Battista. Intorno a loro 4 figure: sono un’aquila con un libro nel becco (così come compare anche in miniature presenti in Evangelari dell’epoca), un uomo alato, un leone ed un toro, entrambi alati. Ecco dunque ancora una volta, accanto a Cristo e al Battista, le 4 figure del Tetramorfo, simboli dei 4 Vangeli. La qualità della lavorazione, la finitura di capelli e barbe, la sapiente resa del piumaggio dell’aquila come del vello della stola del Battista la dicono lunga sul notevole valore artistico di un manufatto che non è azzardato avvicinare se non altro all’ambiente di Acceptus, pregevole scultore che ha lasciato importanti testimonianze di sé negli amboni di Monte S. Angelo, Siponto e Canosa.

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