Chiesa di Santa Margherita

Splendido esempio di architettura romanico-pugliese, la chiesa di Santa Margherita fu fondata nel 1197 dal giudice imperiale Falco, discendente della famiglia Falcone. Edificata fuori le mura urbane, nell’antico “suburbio”, nel 1480 per ragioni connesse alla sicurezza della città, il borgo fu abbattuto, isolando l’intero complesso, costituito da chiesa, giardino e cimitero.

L’edificio è a cupola centrale con bracci trasversali contratti, altrimenti denominata “a croce contratta”. La facciata, a cuspide e a paramento liscio, è conclusa da archetti rampanti che poggiano su mensole scolpite. Il portale è a doppio arco falcato. I bracci laterali, anch’essi a cuspide, riprendono i motivi della facciata. Interessante il gioco di incastri fra le coperture dei bracci e il tiburio della cupola, che è coperta da un tetto piramidale. L’interno, a navata unica, termina con un’abside semicircolare. Vi si ammirano un baldacchino con due colonnine che poggiano su due bei leoncini e un fonte battesimale monolitico che, nel 1693, fu scambiato con quello della Cattedrale. Si aggiungano alcune epigrafi, una delle quali proviene dalla distrutta chiesa di San Fortunato.

A destra del portale era infissa una preziosa urna cineraria romana in alabastro, decorata a bassorilievo, attualmente custodita presso il museo archeologico. Due tavole bizantine che raffigurano Santa Margherita e San Nicola, con storie della loro vita, sono attualmente custodite nella pinacoteca provinciale di Bari.

Nell’angusto cortile nord, lungo il fianco di sinistra della chiesa, sono addossati tre monumenti sepolcrali che recano uno stemma nobiliare: il falcone sormontato da una stella. Si tratta di tombe della famiglia Falcone. La prima consta di un sarcofago privo di baldacchino, di cui restano tracce sul muro. Sulla lastra tombale, consunta dalle intemperie, è rappresentata a dimensione naturale la figura di un guerriero giacente. Nelle epigrafi sono riportati i nomi di Basilio e di Mauro Falcone. La decorazione della parte superstite rimanda al secondo sepolcro, il maggiore e il più adorno, dedicato a Riccardo Falcone. Il sarcofago è sormontato da un sontuoso baldacchino, a forma di arco trilobato: «Quanto di più bello si possa immaginare per le proporzioni, per la finezza degli intagli, per la fantasia e per la profusione degli ornati» (Vinaccia). Sul lato destro del baldacchino è inciso il nome dell’artista che lo realizzò: Pietro Facitulo di Bari. Si tratta dell’unica opera autografa del grande scultore. Il terzo monumento sepolcrale, il più piccolo, destinato ai fanciulli della famiglia Falcone, è ingentilito dal baldacchino ad arco carenato all’estradosso e ad arco trilobato all’intradosso, anch’esso finemente lavorato, opera di Anseramo di Trani, come si legge su un epitaffio in cattivo stato di conservazione che riporta la data di esecuzione, presumibilmente il 1276. Pietro Facitulo di Bari e Anseramo di Trani furono tra i più apprezzati maestri dell’epoca. La vicinanza delle loro opere è un fatto eccezionale, che favorisce il confronto tra lo stile dei due artisti.

I monumenti sepolcrali di Santa Margherita sono tra i più rinomati dell’Italia meridionale.

I restauri

La chiesa è miracolosamente immune da rifacimenti posteriori. Solo nel 1896-7 furono eseguiti modesti interventi di restauro a cura del Ministero della Pubblica Istruzione. Qualche anno fa è stato effettuato un intervento di ripulitura delle superfici lapidee e di restauro delle tombe dei Falconi; inoltre è stata risistemata la copertura. Nel corso di prospezioni archeologiche nel cortile ove sorgono le tombe dei Falconi, sono venuti alla luce il livello esterno originario della chiesa ed una pavimentazione in pietra su cui sono scolpiti uno stemma e una iscrizione.

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