Casale San Nicola

Notizie

19
2014
Archiviato in: Teatro
Di: Ufficio Stampa Pro Loco Bisceglie

Giovedì 23 gennaio 2014 a Bisceglie

uomo bestia virtùPluripremiati per il loro lavoro teatrale, Enzo Vetrano e Stefano Randisi possono a buon diritto essere considerati fra i maggiori interpreti del teatro pirandelliano e la compagnia, che il Garibaldi  di Bisceglie, riporta in Puglia il 23 gennaio, alle 21,00, con L’uomo la bestia e la virtù (unica tappa regionale), rappresenta uno straordinario esempio di lavoro dedito al rinnovamento della tradizione. Una situazione irreale eppure credibilissima: paradossale risvolto di quella società claustrofobica e piena di convenzioni che Pirandello ha saputo scardinare pezzo dopo pezzo coi suoi affondi letterari e teatrali. Paolino, professore rispettabile, è l’uomo, amante della signora Perella, la virtù in persona, moglie trascurata e infelice del Capitano di marina Francesco Perella, la bestia. Una tresca che potrebbe continuare senza intoppi, dato che l’indegno Capitano è sempre per mare, ma un “incidente” minaccia di sconvolgere quest’ordine e costringe il professore a cercare una soluzione ad ogni costo. Affollano la scena: domestiche scorbutiche, vicini invadenti e studenti bistrattati. In questa strepitosa lettura di Vetrano e Randisi, è tutto come contenuto in un grande armadio, dalle cui ante saltano fuori le voci, i gesti e le azioni dei personaggi. Un arsenale delle apparizioni in cui le evocazioni prendono corpo per assecondare la narrazione: paure, desideri, passioni diventano visibili. Il grottesco si esaspera in momenti di forte comicità o si stempera nella poesia, si addentra nel dramma e poi se ne libera, con slittamenti che esaltano il talento degli interpreti. Uno spettacolo da non perdere. Botteghino dal martedì al sabato, dalle 18,00 alle 20,00; vendita on-line (www.teatropubblicopugliese.it e nei punti Booking Show.
Info Garibaldi: 0803957803.

23 gennaio 2014 ore 21,00 (porta 20,30)

una produzione Teatro degli Incamminati / Diablogues
L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTU’
di Luigi Pirandello
E S C L U S I V A   R E G I O N A L E
regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi

luci di Maurizio Viani    scenografia di Marc’Antonio Brandolini     costumi di Ursula Patzak
con
Enzo Vetrano    :    Il trasparente signor Paolino
Ester Cucinotti    :    La virtuosa signora Perella
Giovanni Moschella    :    Il Capitano Perella
Stefano Randisi    :    Nonò, figlio dei Perella
Antonio Lo Presti    :    Il dottor Nino Pulejo, medico e
suo fratello Totò, farmacista
Margherita Smedile    :    Rosaria, governante di Paolino e Grazia, domestica dei Perella
Giuliano Brunazzi    :    Giglio, scolaro e primo marinaio
Luca Fiorino    :    Belli, scolaro e secondo marinaio

“…Esilarante, eh, lo so! Esilarantissimo. Lo so. La vista chiara, aperta, delle passioni – e siano anche le più tristi, le più angosciose – ha il potere, lo so, di promuovere le risa di tutti!…”

L’uomo, la bestia e la virtù – atto I – scena VII
NOTE DI REGIA

Il nostro lavoro su Pirandello, cominciato con uno studio sulle Novelle e portato avanti con Il berretto a sonagli, giunge adesso alla prova di un testo molto particolare – L’uomo, la bestia e la virtù – quasi un unicum della produzione pirandelliana.
Mai come in questo testo infatti la drammaturgia del grande Maestro incontra e si esprime col linguaggio del grottesco e genera una favola allegorica, o meglio un apologo, come lui stesso ha voluto definirlo.
La situazione che ci racconta è di quelle, care al nostro Autore, al limite del possibile eppure credibilissime, paradossale risvolto di quella società claustrofobica e piena di convenzioni che Pirandello ha saputo scardinare pezzo dopo pezzo coi suoi affondi letterari e teatrali.
Nasce da una novella, Richiamo all’obbligo, e si sviluppa incarnandosi in personaggi/animali immaginati e descritti come maschere grottesche. Paolino, rispettabile professore privato, è l’uomo della vicenda: trasparente, come lo definisce l’Autore, ma con una doppia vita; è infatti l’amante della signora Perella, la virtù in persona, moglie trascurata e infelice del Capitano di marina Francesco Perella, la bestia.
La tresca fra il professore e la signora potrebbe continuare a lungo e senza intoppi, dato che l’indegno Capitano – violento e irascibile, da anni lontano dal letto della moglie e con una seconda famiglia in un altro porto – è sempre per mare, e torna a casa raramente e malvolentieri.
Ma un incidente – un’inattesa quanto inopportuna gravidanza della signora Perella – minaccia di sconvolgere quest’ordine e costringe il professore a cercare una soluzione ad ogni costo: nell’unica notte che il Capitano trascorrerà a casa, tra un porto e l’altro, dovrà assolutamente ottemperare agli obblighi coniugali, e rendere così apparentemente legittimo il frutto dell’amore proibito.
Comincia una febbrile corsa contro il tempo, per far sì che gli istinti sessuali della bestia vengano risvegliati al momento opportuno, e in questa cieca frenesia il professore calpesta e travolge pudore, dignità e sentimenti: pretende pozioni afrodisiache, compra la complicità del petulante figlio della coppia e spinge la casta signora Perella a mettere in mostra i tesori di grazia e bellezza del suo corpo, così gelosamente e santamente custoditi. E così l’uomo, per difendere la virtù e farsene paladino contro le offese coniugali della bestia, è costretto fatalmente e paradossalmente a negare la propria umanità.
Affollano la scena domestiche scorbutiche, vicini invadenti e studenti bistrattati, personaggi descritti, anche loro, con consolanti aspetti bestiali.
Nella nostra lettura lo spettacolo è tutto come contenuto, fin dall’inizio, in un grande armadio che sta sul fondo della scena. A poco a poco le ante di questo armadio fanno saltar fuori le voci, i gesti e le azioni dei personaggi, come da un arsenale delle apparizioni in cui le evocazioni prendono corpo per assecondare e servire la narrazione: paure, desideri, passioni diventano visibili; gli ingressi dei personaggi si mescolano a incarnazioni visionarie ; le musiche, gli oggetti, lo stesso armadio sul fondo prendono vita autonoma, partecipano al racconto della vicenda e assumono funzione di coro.
Il grottesco si esaspera in momenti di forte comicità o si stempera nella poesia, si addentra nel dramma e poi se ne libera con slittamenti surreali, consentendoci di utilizzare registri recitativi a noi congeniali. Eppure, come sempre nel nostro modo di andare in scena, rimanendo credibili, e tornando ad ascoltare le parole del grande Maestro, che chiedeva ai suoi attori di agire sempre per mosse d’animo, innescando una perfetta circolarità tra personaggio e interprete.

Enzo Vetrano e Stefano Randisi

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