Notizie

06
2012
Archiviato in: Lettera
Di: Ufficio Stampa Pro Loco Bisceglie

27 anni dopo inchiodato il mandante

25 maggio ore 23.17. Il cellulare che da ore porto con me ovunque per timore di non sentirne la suoneria, squilla. La voce del dott.Badolati ,della Gazzetta del Sud, annuncia la conferma della sentenza  di primo grado all’ergastolo per il mandante dell’omicidio di Sergio Cosmai, direttore del l’istituto di pena di Cosenza, assassinato 27 anni fa dai fratelli Bartolomeo e Notargiacomo, su ordine del loro boss Franco Perna.
Un’altra data da Ricordare, quindi, quella del 25 maggio 2012. La Giustizia ha trionfato in un’aula della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, dopo essere stata oltraggiata e offesa, 25 anni prima, in un’altra Corte d’Assise d’Appello quando i responsabili materiali dell’omicidio, arrestati  dall’allora capo della squadra mobile di Cosenza Nicola Calipari, condannati all’ergastolo in primo grado dalla Corte d’Assise di Trani, furono assolti per insufficienza  di prove. Una montagna di indizi ritenuti “univoci e concordanti” dalla Corte tranese non bastò alla Corte d’Assise d’Appello di Bari che rimise in libertà gli assassini di mio marito. Uno di loro, qualche anno dopo, confessò la responsabilità del crimine,  raccontò, nei minimi dettagli, l’agguato omicida e fece il nome del mandante.
Dopo lunghi anni di silenzio e archiviazioni, un Sostituto Procuratore del Tribunale di Catanzaro, il dott. Mario Spagnuolo,  riprese le indagini, scoprendo che molte “carte” erano addirittura scomparse. I carabinieri del ROS di Catanzaro denominarono  l’indagine “Operazione Missing”. Scomparse, appunto.
Perché è così che si rende giustizia ad un funzionario dello Stato che,  per difendere le leggi dello Stato, ha messo a repentaglio la propria Vita: si archivia frettolosamente ogni possibile indagine.
 E’ così che talvolta lo Stato tradisce coloro che, con coerenza e onestà, osservano il Giuramento prestato di “servire le leggi dello Stato”: vengono smarriti i documenti che potrebbero far luce su decine di morti ammazzati in una lunga guerra di mafia, ma soprattutto, potrebbero assicurare alla giustizia il mandante dell’omicidio del dott.Cosmai, “servitore dello stato”, dal momento che i suoi assassini, tra le urla di giubilo dei loro parenti, erano stati scarcerati.
Liberi, finalmente! Liberi di uccidere ancora. Liberi di tornare ad abbracciare le loro famiglie. Uno di loro padre di una bambina, più o meno dell’età di Rossella Cosmai,  tornerà a casa quella sera stessa, le parlerà affettuosamente, l’accarezzerà con quelle mani insanguinate da sangue innocente. Potrà mai dirle che per lui la vita di un uomo vale una ricompensa di 500 mila lire? Riuscirà a sostenere lo sguardo di una piccolina a cui consegna un’eredità fatta di violenza e morte, di odio e vendetta?
Quella stessa sera, Rossella, orfana da quel maledetto pomeriggio di marzo in cui era rimasta ad aspettare,  nell’androne di un asilo, il proprio papà che giaceva esanime a pochi metri da lei, crivellato di colpi esplosi da  un fucile a canne mozze , vedrà sua madre piangere ancora, perché sola a pretendere Verità e Giustizia. Un altro “papà”, uno spietato criminale, un omicida era stato rimesso in libertà dai giudici baresi.
La sera del 25 maggio, la voce all’altro capo del telefono mi stava dicendo che no, questa volta tutto era andato diversamente. Ergastolo. Fine pena mai.
Come quella che io, Rossella e Sergio Cosmai stiamo scontando per il peso dell’Assenza, per la Sua vita stroncata troppo presto, tanto presto da non poter conoscere Suo figlio Sergio , da non poter seguire la crescita, i successi e le difficoltà dei Suoi bambini, da non poter più confortare l’adorata madre, da non poter accompagnare Rossella all’altare. Tanto presto da non poter sapere che sarebbe diventato nonno.
La Sua vita spezzata e la Sua storia non appartengono solo a noi che eravamo la sua famiglia, ma a tutta la società civile orfana anch’essa di Uomini che si sono battuti in nome del “fresco profumo di legalità contro il puzzo del compromesso”, non si sono sottratti al proprio dovere istituzionale, hanno deciso da che parte stare allo scopo di fermare la dilagante barbarie mafiosa, a volte ripulita e incravattata.  
Non vi sarà mai risarcimento possibile per una tale perdita, tuttavia questa condanna ci restituisce parte della fiducia nella Giustizia o, meglio, ci rende ancor più consapevoli dell’assoluta necessità che essa venga amministrata da Uomini capaci, onesti, integerrimi, determinati a perseguirla.
 Per sempre grati al dott. Spagnuolo, “padre” dell’operazione Missing, per la dignità che ha restituito alla vergognosa  vicenda processuale di Sergio Cosmai, affronteremo ciò che seguirà, sperando che la Giustizia umana preceda, se c’è, quella divina.

Tiziana Palazzo – Presidio Libera Bisceglie “Sergio Cosmai”.

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