Presentazione del libro: Il segreto di San Gennaro

Venerdì 19 Maggio 2017, ore 19 – laboratorio Urbano – Palazzo Tuuputi

locandina L’Associazione del Centro Studi Normanno-Svevi, in collaborazione con il Cineclub Canudo, organizza l’incontro con il prof. Francesco Paolo de Ceglia, docente in Storia della scienza presso l’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari, che sarà intervistato da Giuseppe Losapio per presentare il suo libro “Il segreto di San Gennaro. Storia naturale di un miracolo napoletano”, edito da Giulio Einaudi editore.
Dopo il libro sulla Sindone di Andrea Nicolotti, continuiamo la nostra esplorazione nel mondo dei miracoli, prodigi e reliquie con una metodologia attenta e precisa, presentando libri di grande impatto narrativo e con un metodo di ricerca storico e scientifico. Ecco che il libro di Francesco Paolo de Ceglia presenta la storia del sangue di San Gennaro come in una spy story, seguendo gli sforzi compiuti nei secoli da teologi, alchimisti, ciarlatani e scienziati per rispondere alla domanda: ma è davvero un miracolo? Sullo sfondo, una città che di san Gennaro sembra proprio non poter fare a meno.
I miracoli arrivano all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno. La liquefazione del sangue di san Gennaro si ripete invece da secoli in occorrenze precise. «Nessuna legge naturale è in grado di spiegare un fenomeno che si verifichi soltanto in date liturgicamente significative» è stato detto. Eppure de Ceglia dimostra che nel Medioevo il sangue di san Gennaro era inteso come una sostanza semplicemente instabile e ricostruisce le vicende che hanno conferito alle sue liquefazioni l’euritmia che le rende cosí celebri. «I capricci non piacciono a nessuno. Davanti a comportamenti refrattari a ogni norma, all’inizio l’entusiasmo è incontenibile, poi i fedeli si stancano di un oggetto che, senza una chiara ragione, ora è in un modo ora in un altro, cosí lo abbandonano smorzandone gli slanci vitali. Ecco perché quel sangue non avrebbe potuto godere a lungo della libertà di gorgogliare come e quando desiderasse, trovandosi invece nella condizione di dover acquisire una forma: un modo di manifestarsi, cioè, cosí peculiare da renderlo unico nell’orbe cristiano».
La liquefazione periodica del sangue di san Gennaro non è ufficialmente riconosciuta come miracolosa dalla Chiesa cattolica, che piú cautamente ora parla di prodigio. Ma il fenomeno è stato per secoli chiamato miracolo in testi liturgici approvati dall’autorità ecclesiastica e in discorsi di vescovi, cardinali, papi e santi. L’Inquisizione ha inoltre sottoposto a formali processi coloro che lo hanno attribuito a cause naturali. La questione del riconoscimento ufficiale, se ha un senso per gli ultimi cinquant’anni, ne ha dunque tanto meno quanto piú ci si spinga indietro nel tempo. Perché quel mutare in determinate circostanze fu di fatto considerato un miracolo ed è questo ciò che interessa allo storico. Come si può però far storia naturale di qualcosa che per definizione supera l’ordine del creato? La ricostruzione che qui si abbozza non si interroga sul miracolo in sé, bensí sulla cultura che lo ha identificato come tale. Obiettivo di questo lavoro è infatti ripercorrere in chiave antropologica gli sforzi compiuti da uomini e donne del passato per concettualizzare un fenomeno complesso e sfuggevole. Il miracolo di san Gennaro assurge cosí a punto di osservazione privilegiato da cui ripercorrere non solo la storia di Napoli, ma anche e soprattutto.

L’evoluzione della mentalità di chi, persino in terre assai lontane, con quell’appuntamento periodico si è nel tempo confrontato. E consente di delineare una storia della meraviglia e della sua funzione conoscitiva. Un racconto di cuori che battono all’impazzata, di mani che pregano e di gole riarse dalle incessanti giaculatorie. Ma anche di occhi che scrutano alla ricerca di un senso. O semplicemente di un perché.

Ingresso libero

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