Villa Garden
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I Rioni
  • Città: Bisceglie
  • Committente: Comune di Bisceglie
  • Periodo di progetto: Dagli inizi del XIX sec. alla fine del XIX sec.
  • Periodo di realizzazione: 1815,1845, 1856, 1860-61-62, 1865, 1876, 1877, 1886, 1887, 1896, 1909
  • Destinazione d’uso originaria: Quartieri residenziali
  • Destinazione d’uso attuale: Quartieri residenziali
  • Rione Misericordia

    Costituisce la seconda espansione “extra muros”dopo quella del Palazzuolo il rione Misericordia. Il polo di attrazione che individuò la direttrice di espansione del nuovo quartiere fu la chiesa della Misericordia (1645 -1650). L’edificio rimasto per 150 anni una semplice chiesa di campagna, venne affollato per l’esigenza di nuovi spazi a metà ottocento, dalla nascita di un sobborgo, sorto spontaneamente  secondo l’orientamento dell’asse tracciato dalla nuova Consolare, dalla strada del Maccaronaro (oggi via Dante Alighieri).
    Il nuovo quartiere sviluppatosi molto rapidamente, già nel 1865 risultò molto popoloso e privo di qualsiasi infrastruttura soprattutto a livello stradale, tanto da risultare pericoloso sia a cavallo che a piedi. A seguito di ripetuti reclami da parte dei residenti, nello stesso anno, il Consiglio Comunale deliberò la sistemazione della terza strada che da via del Maccaronaro conduceva alla strada della Misericordia; l’incarico venne affidato all’architetto Mauro di Pierro. Qualche anno dopo, nel 1889, l’ing Gaetano Ventrella, presentò un progetto di rettifica della strada che passava dinnanzi alla chiesa, volta a eliminare le asperità del percorso, favorendo una viabilità più sicura.
    Il rione strutturato con lotti rettangolari allungati, composto da semplici edifici plurifamiliari (vedi scheda architettura civile), si adagia al leggero declino della lama in direzione della chiesa, oggi satura dalle trasformazioni e costruzioni degli anni 50 e 60 del 900, quando il rione Misericordia si estese notevolmente, tanto da prevedere sin dalla fine degli anni ’70, un nuovo progetto (realizzato tra il 1980-83)di una nuova chiesa molto più grande della precedente.

  • Rione Santa Margherita

    Il rione S. Margherita, collocato tra Piazza Regina Margherita di Savoia e Piazza Umberto I (oggi Corso Umberto I) prende il nome dalla chiesa omonima collocata nella zona.
    Esso si sviluppa già agli inizi della nascita del Regno D’Italia, come testimoniano gli edifici in zona che riportano sul concio di chiave del proprio portale la data di fondazione del fabbricato (1860, 1862, ecc.).
    La zona intorno al quartiere fu a causa della sua posizione prossima alle antiche mura e al nuovo teatro Comunale, obbiettivo di trasformazioni urbane e spaziali importanti. Nel 1875, venne risistemata piazza Regina Margherita, in virtù della separazione del vecchio luogo, largo Cisterne, dal resto del Palazzuolo, attraverso la costruzione del palazzo Gangai e pochi anni dopo, nel 1877, l’edificio addossato sul fianco meridionale al teatro Garibaldi, i quali originarono insieme all’edificio della famiglia Campagnola una quinta scenografica ottocentesca alla piazza. Qualche anno dopo, nel 1882 venne definitivamente sistemata a mercato piazza Umberto I; l’area fu lastricata con basole in pietra oggi ricoperte dall’asfalto, vennero realizzati marciapiedi e sedici chalets di tipo svizzero (costruzioni in legno oggi scomparse) da destinarsi a mercato.
    Infine, si pose ordine e decoro alla zona, con la piantumazione di due file di alberi di medio fusto, di cui oggi ne rimane solo il grande albero presente nell’odierna piazza del pesce.

  • Rione di Sant’Agostino: La Cappella

    La zona che orbita attorno a S. Agostino, (un tempo fiancheggiata da orti di proprietà vescovile o di ordini religiosi) venne ridisegnata e delineata da una planimetria del 1887 stilata dall’Ing. Luigi Minutillo.
    I progetti dell’epoca si concretizzarono all’inizio sulla sistemazione della viabilità urbana. Si tentò di migliorare l’angolo che l’ex strada provinciale, oggi via G. Bovio (strada ormai interna al paese), fiancheggiava in prossimità dell’attuale fabbricato sul fondo dei Berarducci, ottenendo una strada secondo l’asse rivolto in direzione della Chiesa di S. Agostino, divisa dalla provinciale da un giardino a planimetria triangolare (oggi ancora presente), con aiuole, dove fu previsto un percorso interno pedonale, mai realizzato.
    In seguito i lotti circostanti (in buona parte proprietà della famiglia Berarducci), furono acquistati nel 1888 e nel 1894 l’impresa Storelli iniziò la realizzazione degli attuali edifici; per cui l’area intorno alla Cappella, risulta ancora oggi nel suo aspetto secondo il progetto del 1887, tuttavia con alcune variazioni.
    Lo sviluppo edilizio continuò intanto a disegnare i quartieri della nuova periferia, tra essi anche quello che sorse sull’asse della via interna per Trani, il quale venne indicato sia in una planimetria del 1876 dell’Arch. G. Albrizio, sia in una seconda prodotta dal perito Francesco Cosmai nel 1884.
    La realtà del tempo, ben presto mostrò i suoi problemi di viabilità e di collegamento tra i diversi rioni dislocati in modo disorganico nello sviluppo della nuova città. Da questa esigenza prese corpo l’idea di realizzare un ponte sulla valle dei Cappuccini del 1889, inteso ad alleggerire il traffico sulla Consolare, cioè l’attuale via G. Bovio.

  • Rione Mercante

    L’ubicazione del tracciato ferroviario e della stazione passeggeri fu, nel quadro delle dinamiche urbane ottocentesche, l’elemento polarizzatore nelle espansioni in corso; le vie e le piazze di stazione costituirono il tema urbanistico della città del  secondo Ottocento, anche in virtù delle conseguenze sugli assetti fondiari interessati e sulle relative rendite.
    Nel 1871 si chiuse la lunga vicenda della strada provinciale “traversa” che, con un lunghissimo rettilineo, collega Bisceglie alla strada “mediterranea”, nel tratto fra Ruvo e Corato. Questo asse, già tracciato sin dal 1845, per la parte riguardante il territorio biscegliese, con immissione in Largo del Palazzuolo, venne intersecato dalla linea ferroviaria nel 1864, verso la città, un tratto di circa 400 metri che, per oltre un sessantennio, funse da raccordo fra la grande piazza urbana e il piazzale della stazione ferroviaria. Sebbene poco edificata lungo i suoi fronti, a questa strada fu riconosciuta una valenza urbana e nel 1874, venne ufficialmente denominata come Via San Martino (oggi Via Alcide De Gasperi).
    In questa area, nei pressi della stazione ferrovia, nell’ultimo tratto di via Alcide De Gasperi (ex via San Martino), si sviluppò l’unico esempio di lottizzazione a maglia regolare, progettato dall’arch. Giuseppe Albrizio, sul giardino del sig. Giacinto Carelli (detto il Mercante), distribuito per uso edificabile. Il progetto prevedeva un impianto viario a scacchiera, ben funzionale ed aderente alle esigenze del tempo (la sezione stradale era prefissate di 6 metri). Sui lotti di maggior rilevanza (in quanto prossimi alla strada di stazione), vennero edificati i palazzi della famiglie borghesi più importanti del tempo: Palazzo Quercia (tra il 1876 e il 1886) al civ.72, palazzo Cusmai (edificato sul suolo già di proprietà Melpignani dopo il 1886) al civ. 80, palazzo Storelli (tra il 1876 e il 1886) al civ. 86, palazzo Caputi edificato solo il primo piano nel 1886 ed infine palazzo Zingarelli (nel 1909)con il suo prospetto che guarda verso la ferrovia.
    Infine, al di là della linea ferroviaria sorsero tra la metà e la fine dell’800, ulteriori e pregevoli edifici privati, oggi ancora esistenti all’inizio di via Sant’Andrea, come per esempio palazzo D’Addato, testimonianza delle prime aree di espansione periferiche più a sud della città, caratterizzate da edifici con prospetti e aspetti decorativi di una certa rilevanza architettonica e artistica.

  • Rione San Lorenzo

    Sorto rapidamente nella seconda metà dell’800, come espansione del borgo ad ovest del Palazzuolo, nel 1815 era un aggregato edilizio molto compatto, sebbene volumetricamente non si accedono le altezze dei primi piani.
    Le strade non superavano la sezione di 5 metri e mezzo e si svilupparono in senso longitudinale (così come mostrano ancora oggi), con tagli urbani casuali e scarsamente efficaci. La disposizione serrata degli isolati (simile al rione della Misericordia Vecchia), la superficie degli alloggi tipo (mediamente di due vani), il peso demografico in questa zona, indicavano all’epoca un indice di affollamento residenziale ai limiti della tollerabilità, con condizione igienico-sanitarie poco adeguate.
    Proprio questo aspetto richiamò l’attenzione dell’amministrazione comunale dell’epoca, in quanto lo stesso quartiere era divenuto a fine 800 punto importante del paese; nel 1885 il consiglio comunale deliberò l’adozione di un progetto a cura dell’Ing. Mauro Albrizio, per la sistemazione stradale del quartiere, attraverso la realizzazioni di marciapiedi e della rete fognaria.
    Ulteriori espansioni della città si ebbero lungo via Camere del Capito e nel rione Lancillotti.

  • Bibliografia:

    1. “Bisceglie nella documentazione grafica dal 500 al 900”
      di G. Dibenedetto  e G. La Notte
      Ed. Mezzina, Molfetta 1988
    2. “Bisceglie nella Storia e nell’arte”
      di M. Cosmai,
      Ed. Eurografica, Bisceglie 2003
    3. Integrazioni di Di Liddo Giovanni
  • Autore della scheda: Giovanni Di Liddo
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