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Teatro Garibaldi

  • Città: Bisceglie
  • Committente: Comune
  • Periodo di progetto: Oltre la metà del XIX sec.
  • Periodo di realizzazione: Dal 1862 al 1872
  • Destinazione d’uso originaria: Teatro Comunale (dal 1872 al 1950), Cinematografo (dal 1954 al 1984)
  • Destinazione d’uso attuale: Teatro Comunale dal 2002
  • Note storiche e costruttive

    Benedetto Croce, nel suo fondamentale saggio sui Teatri di Napoli, affermò che nel Regno, nei secoli XVII e XVIII, erano ben pochi i teatri stabili, essendo molto piú frequenti i “teatri volanti” (comici di mestieri) e cita tra le rare eccezioni il caso di Bisceglie, dove già sulla fine del Seicento è documentata l’esistenza di un teatro in muratura presso i locali della Polveriera nella porta Zappino.
    Nel 1774, anche Cesare Orlandi, nella sua opera «Delle Città d’Italia e su Isole adiacenti», espresse alcune considerazioni del Teatro di Bisceglie: «Il Teatro è il migliore che sia in Puglia per la grandezza e per la bellezza, … si rappresentano Commedie, al che i Cittadini sono moltissimo inclinati ed adattati».
    L’idea di trasformazione dei cameroni del 1841, riprese vigore solo nel 1861, nel momento di transizione dalla dinastia Borbonica a quella Sabauda, quando il Decurionato deliberava «di accomodarsi il Teatro sul progetto fatto dal sig. Vito Siciliani…» e, contemporaneamente, nominava una Commissione «che deve sorvegliare e dirigere le opere a farsi»  nelle persone di Giuseppe Albrizio, Mauro Di Pierro, Mauro Berarducci, Giuseppe Schinosa, Maurangelo Monterisi e lo stesso Siciliani.
    In realtà, la decisione decurionale del 1861 si limitava a stanziare una somma per una parziale trasformazione degli antichi cameroni della “Polveriera” secondo l’idea del 1841, su progetto del Siciliani, professore di disegno e pittore dilettante, certamente non tecnico.
    Appena iniziarono i lavori di adeguamento della fabbrica, venne nominato direttore dei lavori l’architetto Giuseppe Albrizio (1817-1897), dotato di una concezione piú scientifica e rigorosa nella progettazione.
    L’Albrizio evidenziò che la ristrutturazione si limitata alla sola area della vecchia “Polveriera” il quale avrebbe in ogni caso dato luogo ad una costruzione infelice in relazione alle cresciute esigenze della popolazione biscegliese, per cui propose nel 1862 la pianta del futuro Teatro Garibaldi.
    Per la realizzazione del progetto dell’Albrizio, si prevedeva l’abbattimento di alcuni ambienti del palazzo Monterisi; a questo punto nacque tra l’amministrazione comunale e i Monterisi una lunga controversia. Infatti  l’Amministrazione e il progettista non avevano fatto i conti con la netta opposizione del notaio Sergio Monterisi, proprietario del primo piano del palazzo, che doveva subire un esproprio che comprometteva irrimediabilmente la «veduta delle migliori stanze» della sua casa, privandolo del giardino pensile. È singolare la circostanza che era in quel tempo sindaco l’Avvocato Giuseppe Monterisi (1814-1870), fratello dell’espropriato, che con questo provvedimento regolava un duro colpo al valore stesso del palazzo di famiglia. L’atteggiamento del Sindaco Monterisi ebbe origine da un risentimento nei confronti del resto della famiglia, dove il padre preferì donare il palazzo ai figli minori Sergio e Maurangelo, e non al primogenito Giuseppe.
    Il Notaio Sergio Monterisi, riuscì intanto ad ottenere una sospensione cautelativa dei lavori per un anno, finchè le parti non suggellarono una transazione dove lo stesso Monterisi otteneva una riduzione verso mezzogiorno dell’ampiezza del teatro, con la facoltà di poter edificare su quello che restava del giardino pensile, perdendo comunque la visuale sul largo del Palazzuolo, ed il Comune, poteva sconfinare solo in parte nel giardino, rinunciando alla realizzazione dello scenografico porticato di prospetto, nella parte attuale retrostante del Teatro Garibaldi, che si affaccia sulla “piazza del pesce”. Conseguentemente si dovette ripensare ad un teatro decisamente più piccolo.
    I lavori ripresero, verso la fine del 1863 dopo oltre un anno di totale fermo per le proteste del Monterisi, ma nel frattempo si era provveduto a demolire il bastione di Porta Zappino per rendere piú visibile la prospettiva del nuovo teatro.
    Dopo oltre dieci anni di lavori, contrassegnati da ripetuti inconvenienti, il Teatro fu inaugurato il 9 novembre 1872, sulle note del “Rigoletto” di Verdi. Giuseppe Garibaldi, invitato ad intervenire all’inaugurazione, fece giungere da Caprera, l’11 ottobre, una missiva di suo pugno a Giovanni Tortora, primo impresario del Teatro, cosí dicendo: «Porgete vi prego una parola di gratitudine ai generosi del vostro Comune che tanto vollero onorato il nome mio. / Duolmi non aver un ritratto da inviarvi e sono / Vostro. G. Garibaldi»
    Pochi anni dopo l’inaugurazione, l’edificio iniziò a manifestare preoccupanti segni di instabilità; l’incarico di porre rimedio a questo inconveniente venne affidato all’architetto Domenico Patruno di Bari, il quale presentò una accurata perizia tecnica.
    La copertura restò per anni il vero problema dell’edificio; nuove lesioni emergevano verso il 1890 e, due anni piú tardi, il Comune decise di risolvere radicalmente il problema ricorrendo ad una piú moderna e robusta travatura metallica tipo Polonceau, in sostituzione di quella lignea. Come conseguenza di tale sostituzione, fu la maggiore inclinazione, visibile dal prospetto principale, delle falde del tetto.
    Nonostante il rifacimento del tetto, il Teatro non versava in buone condizioni, vittima anche di un uso intervallato da lunghi periodi di chiusura totale, che lo privava dell’ordinaria manutenzione.
    Nel 1910, durante l’Amministrazione del Sindaco Troysi, vennero promossi per il teatro una serie di importanti lavori, tra cui  il rinnovamento della facciata eseguita nel luglio dello stesso anno dall’impresa di Donato Murolo di Molfetta, su disegno dell’Ing. Fedele Albrizio (figlio dell’architetto Giuseppe).
    La decorazione a bassorilievo sul prospetto prevedeva originariamente «gruppi di strumenti rappresentanti la musica», anziché le attuali due figure femminili, frutto probabilmente di un ripensamento in corso d’opera.
    Lo scoppio della prima guerra mondiale segnò l’inizio di un lungo periodo di declino dell’edificio, cagionato da un uso improprio durante il conflitto (deposito di commestibili) e da un utilizzo sempre piú frequente come cinematografo. Nel 1954, l’Amministrazione Comunale prendendo atto del maggior apprezzamento dei cittadini per gli spettacoli cinematografici, con il consenso del sindaco Umberto Parternostro, furono  eseguite opere di abbattimento all’interno del teatro (palchi, plafonature in legno), incompatibili con l’uso esclusivo di cinema del fabbricato.
    Nel 1980 si avanzava la proposta di cedere l’edificio ad un locale istituto di credito per farne la propria nuova sede; tuttavia prima che il progetto potesse tramutarsi in atti, intervenne il Ministro dei Beni Culturali, che con declaratoria del 30 maggio 1981, “vincolava” il teatro, dichiarandolo bene di interesse storico artistico, provvedimento che impedì la demolizione o la stessa manomissione per altri usi.
    Nonostante il vincolo di tutela l’edificio rimase per  lungo tempo in stato di abbandono e degrado.
    Con una ordinanza del 3 gennaio 1984, il sindaco ordinò la chiusura del cinematografo, per motivi di sicurezza e di gestione economica.
    Nel 1985 si costituì l’Associazione “Amici del Teatro Garibaldi”, guidata da Alessandra Di Gregorio, che tenacemente e costantemente si farà assertore del restauro dell’edificio avvenuto agli inizi del XXI sec. L’EDIFICIO ACCANTO AL TEATRO:
    Il casino di conversazione

    Il Consiglio Comunale con provvedimento del 14 ottobre 1875 deliberava di «…investirsi l’intero prezzo della vendita del pezzo di suolo pubblico al Largo Palazzuolo nella costruzione di un fabbricato accanto al Teatro…». L’esecuzione dell’opera fu appaltata nel 1877, ai maestri muratori Gangai e ai fratelli Bruni.
    Il motivo che determinò la scelta della costruzione di questo nuovo avancorpo laterale, fu l’infelice prospetto laterale non regolare, che si affacciava su piazza Regina Margherita di Savoia.
    Il teatro si trovava, prima della realizzazione di questo avancorpo, costituito da vari corpi di fabbrica ad angoli sporgenti e rientranti tutti irregolari e di sgradevolissimo aspetto, con pareti prive di aperture. Per questo motivo, per permettere la regolarizzazione della forma della piazzetta, il Comune accortamente reputò, che venisse eretto un nuovo fabbricato nella località descritta.
    Ma quale l’uso cui sarà destinato il nuovo fabbricato?
    Alcuni volevano creare delle botteghe per cercare un cespite redditizio, altri vedevano in un non lontano avvenire la necessità di un porticato annesso al Teatro. Per i locali al primo piano, che formano una sola fila di camere e prospetto verso la piazza ed addossate al muro del Teatro, fu impensabile creare un disimpegno senza restringere troppo le camere stesse e perciò si vide la necessità di escludere l’idea di farle servire per abitazione e si pensò invece di adibirle per uso di Circolo o Casino di Conversazione, salvo che non si convenisse istituirsi qualche pubblico ufficio. Per il disegno della facciata, l’altezza dei piani era resa obbligatoria dalla necessaria ricorrenza delle cornici e bugne della facciata del Teatro, le quali segnarono lo sviluppo prospettico e decorativo del Casino.
    Nel corso del ’900 l’edificio veniva utilizzato come ufficio della Polizia Municipale, oggi dopo il restauro del teatro, trovano posto al primo piano gli uffici dell’assessorato al centro storico, mentre il piano terra è adibito ad ingresso del teatro.

  • Bibliografia:

    1. DALLA “POLVERIERA” AL “GARIBALDI”
      Vicende del teatro comunale di Bisceglie dal ’600 al ’900
      di L. De Ceglia, M. Ingravalle, G. La Notte
      Ed. Antonio Cortese Editore, Bisceglie 2003
    2. “Bisceglie nella documentazione grafica dal 500 al 900”
      a cura di G. Dibenedetto  e G. La Notte
      Ed. Mezzina, Molfetta 1988
  • Autore della scheda: Giovanni Di Liddo
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